Informazioni utili Ponte del Guat – Rifugio Gnutti:
Lunghezza percorso: 4,3 km
Dislivello positivo: 570 m
Dislivello negativo: – m
Altitudine minima: 1596 m
Altitudine massima: 2166 m
Tempo di percorrenza A/R: 1,5 ore
Tipo di percorso: Escursionistico
Difficoltà percorso: Facile
Punti esposti: no
Periodo consigliato: estate
Informazioni utili Rifugio Gnutti – Monte Adamello – Ponte del Guat:
Lunghezza percorso: 17,97 km
Dislivello positivo: 1419 m
Dislivello negativo: -2002 m
Altitudine minima: 1596 m
Altitudine massima: 3539 m
Tempo di percorrenza A/R: 12 ore
Tipo di percorso: Percorso Alpinistico
Difficoltà percorso: Impegnativo
Punti esposti: si, la Via Terzulli
Periodo consigliato: estate
Video Relive 3D:
Oggi abbiamo deciso di salire sul Monte Adamello, la montagna più imponente della Valcamonica. Ammirata durante la bellissima Alta Via dell’Adamello ci eravamo promessi di salirla. Oggi è il giorno giusto. Durante il pomeriggio parcheggiamo la macchina in uno dei tanti parcheggi tra il Ponte del Guat e il Rifugio Premassone (qui le coordinate) e saliamo al Rifugio Gnutti (qui l’articolo che descrive il tratto per salire al Rifugio Gnutti lungo le suggestive Scale del Miller), dove ceniamo e dormiamo. Alle 4 suona la sveglia e dopo aver fatto colazione usciamo dal rifugio. E’ ancora buio quindi accendiamo le nostre frontali e il nostro trekking può cominciare.

Usciti dal Rifugio a quota 2166 mslm, dando le spalle all’entrata del Rifugio andiamo a sinistra nella direzione del locale invernale, lo superiamo e attraversiamo il ponte sul torrente alimentato dalla diga Miller, quindi al cartello segnavie andiamo a destra sul sentiero dell’Alta via dell’Adamello. Questo tratto è a tratti sentiero e a tratti cementato.

Percorriamo un breve tratto del sentiero dell’Alta Via e lo lasciamo per seguire il sentiero 623. Il cartello segnavie indica Monte Adamello a 4 ore 30 minuti e lo seguiamo. Ci troviamo a quota 2195 mslm.


Iniziamo a salire su un sentiero misto terra e pietre, superiamo un asse di legno posto su un piccolo torrente, qui il sentiero è un po fangoso.

Il cammino qui è in dolce salita e a 2260 mslm incontriamo il bivio per Cima Plem ma non lo seguiamo. Proseguiamo invece dritto e superiamo il Laghetto Miller (2266 mslm) tenendolo alla nostra sinistra. Al buio non si vede, lo ammireremo meglio al ritorno. Subito dopo inizia una salita più spinta, che in poco tempo ci permette di raggiungere il Pantano del Miller. Qui il percorso torna pianeggiante e attraversiamo il torrente Remulo con l’aiuto delle rocce. Ci troviamo a quota 2423 mslm.


Superato questo tratto il sentiero aumenta di pendenza, è più asciutto anche se costeggiamo ancora un piccolo torrente.


È un’ora che camminiamo e lasciamo definitivamente il sentiero di terra iniziando a salire su pietroni di tonalite tipica di questi luoghi. Ci troviamo a quota 2440 mslm.

Proseguiamo seguendo i segni bianchi e rossi del CAI posti sulle rocce, ben visibili e molto frequenti. È 1 ora e 30 che camminiamo e il cielo inizia ad albeggiare. Sono le 6.10 del mattino e ci troviamo sotto il muro del Ghiacciaio di Miller inferiore. Ci troviamo a quota 2620 mslm.


Proseguiamo, la salita è abbastanza faticosa e di buona pendenza, spegniamo la frontale e continuamo a salire con il cielo che schiarisce sempre di più. Il panorama è a dir poco eccezionale. La pendenza di salita qui è notevole ma il sentiero sale a piccoli zig-zag e tornanti permettendoci di avere un buon passo e ci fa salire rapidamente di quota. Raggiungiamo un piccolo nevaio, qui ci fermiamo a mangiare una barretta e ci godiamo la vista della vallata sotto di noi.



Proseguiamo dopo questa breve sosta, continuamo a salire sugli sfasciumi, attraversiamo un piccolo nevaio e raggiungiamo la parete attrezzata, la Via Terzulli. Ci troviamo a quota 2920 mslm.




Non sappiamo cosa ci aspetta su questo sentiero attrezzato, pareri contrastanti ci hanno un po disorientato, c’è chi dice che è un sentiero semplice e chi l’ha trovato più che impegnativo. Indossiamo il caschetto e l’imbrago e iniziamo a salire. Effettivamente è un sentiero attrezzato abbastanza semplice ma molto esposto. Alcuni passaggi non sono attrezzati quindi bisogna salire con attenzione. I tratti più impervi sono comunque attrezzati da catene. Raggiungiamo un punto veramente suggestivo sul Passo dell’Adamello e ci fermiamo a goderci questo spettacolare paesaggio. Ci troviamo a quota 3160 mslm e camminiamo da 3 ore e 30 minuti.




Che spettacolo!! Proseguiamo con entusiasmo dopo questo panorama e non vediamo l’ora di raggiungere il ghiacciaio per vedere cosa si vede più in alto. Il sentiero ci fa costeggiare la roccia virando verso sinistra e raggiunta quota 3200 mslm sopra di noi svetta una piramide di roccia, la Cima Ugolini. Proseguiamo e subito dopo ci troviamo di fronte all’imponente ghiacciaio Pian di Neve, una meraviglia per gli occhi! Cominciamo a scendere verso il ghiacciaio deviando sempre verso sinistra. In questo tratto i segnali non sono così evidenti e spesso si perdono, ma vediamo più a sinistra e più in basso la traccia sulla neve e sappiamo la direzione da prendere.



Arrivati in basso proseguiamo inizialmente rimanendo sui pietroni a lato del ghiacciaio e dopo pochi minuti la traccia ci porta sul ghiacciaio. Indossiamo i ramponi e iniziamo ad attraversare il breve tratto di ghiacciaio, sempre seguendo la traccia. Consigliamo di prendere questa via e non rimanere sui pietroni in modo da allontanarci dalla Cima Ugolini, famosa per gli scarichi di roccia continui. Per un tratto il percorso è pianeggiante, poi ricomincia a salire e attraversiamo un altro tratto di ghiacciaio. Sopra di noi intravediamo anche il Bivacco Ugolini.



Dopo il secondo tratto di ghiacciaio, ci togliamo i ramponi e proseguiamo per affrontare gli ultimi 250 metri di dislivello che ci dividono dalla vetta. Ci siamo, manca davvero poco. Ci troviamo a quota 3300 mslm.

La stanchezza inizia a farsi sentire ma stringiamo i denti, ci siamo quasi, continuamo a salire fra i massi seguendo gli ometti che sono numerosi ma che a volte perdiamo. Sappiamo che siamo vicini ma ancora non riusciamo a vedere la vetta. Ci giriamo, ammiriamo il paesaggio e rifiatiamo, meraviglioso! Ci troviamo a quota 3500 mslm.




Dal nostro orologio mancano solo 39 metri di dislivello, vediamo un’unghia di roccia sopra di noi, la raggiungiamo e finalmente vediamo davanti a noi la croce di vetta del Monte Adamello. Siamo arrivati!! Ci troviamo a quota 3539 mslm.




Ci godiamo il panorama e ci riposiamo. Abbiamo raggiunto la vetta in 4 ore 35 minuti. Sono le 9.20 del mattino e la giornata è perfetta senza una nuvola. La vista è spettacolare! Sotto di noi vediamo la Diga del Pantano, più sotto i Laghi d’Avio, a destra il Lago Venerocolo e il Rifugio Garibaldi. Poi Punta del Venerocolo e tutto il meraviglioso Pian di Neve, e dietro la dorsale del Monte Fumo e della Lobbia Alta.



È ora di scendere, riprendiamo il sentiero dell’andata, con attenzione affrontiamo le rocce e raggiungiamo il ghiacciaio, superiamo i tratti di ghiacciaio usando i ramponi, risaliamo il tratto verso il Passo Adamello e raggiungiamo di nuovo la parete attrezzata, la Via Terzulli.




Indossiamo nuovamente l’imbrago e iniziamo a scendere. La discesa è più impegnativa della salita. Con calma affrontiamo la parete attrezzata, superiamo il piccolo nevaio ai piedi della parete e scendiamo verso il Pantano del Miller. Ora che è giorno possiamo ammirare la Val Miller nel suo splendore.




Continuamo a scendere e dopo 4 ore di discesa finalmente raggiungiamo nuovamente il Rifugio Gnutti. Da qui proseguiamo la discesa per raggiungere il parcheggio situato davanti al Rifugio Premassone. Il nostro trekking è terminato.

Impressioni sulla salita:
La via Terzulli è una via ferrata abbastanza semplice per chi ha una buona dimestichezza nel salire pareti attrezzate. È un sentiero molto esposto quindi da rispettare e attraversare con attenzione e in sicurezza. Sul ghiacciaio a seconda delle condizioni nevose del Ghiacciaio è possibile attraversarlo senza ramponi, il tratto è veramente breve ma anche qui la sicurezza è sempre importante, noi abbiamo deciso di usare i ramponi anche se in molti ne erano sprovvisti. Occhi aperti sotto la cima Ugolini, mentre scendevamo ha scaricato ed essendoci neve il classico rumore di roccia che cade non si è sentito. Per il resto arrivare in vetta è spettacolare! Buon trekking a tutti!

