Sentiero delle Orobie Orientali – tappa #7
Informazioni utili:
Lunghezza percorso: 19,27 km
Dislivello positivo: 1137 m
Altitudine minima: 1610 m
Altitudine massima: 2315 m
Tempo di percorrenza: 9 ore
Tipo di percorso: Escursionistico
Difficoltà percorso: Impegnativo
Punti esposti: no
Periodo consigliato: estate
Video Relive 3D:
La tratta dal Rifugio Antonio Curò al Rifugio Luigi Albani è la settima tappa del Sentiero delle Orobie Orientali.
E’ la tappa più lunga, quasi 20 km, e proprio per la sua lunghezza è difficile unirla ad altre tappe. E’ necessario inoltre portarsi da bere perchè non ci sono fontanelle per tutto il percorso.
Dal Rifugio Curò (1900 mslm) prendiamo il sentiero CAI 305/CAI 304, seguendo in discesa lo stesso sentiero che si percorre per salire al Rifugio Curò da Valbondione. Percorriamo il primo tratto in discesa, superiamo la teleferica del rifugio e proseguiamo in piano lungo la strada scavata nella roccia (1850 mslm circa).

Sotto di noi troviamo un gregge di pecore e ancora oltre la vista spazia sull’alta Val Seriana.

Arrivati al bivio con la strada che scende verso Valbondione (1845 mslm), proseguiamo dritti lungo il sentiero CAI 304. Il sentiero diviene ora più stretto e prosegue piuttosto pianeggiante tagliando il pendio del Monte Cimone. Sull’altro lato vediamo il monte attraversato ieri nella tappa precedente per andare dal Rifugio Coca al Rifugio Curò e le due conche dove risiedono i due rifugi.

A circa 2 km dal bivio, a circa 1800 mslm, il sentiero sale con discreta pendenza fino ad arrivare al Passo delle Miniere (1920 mslm). Qui incontriamo un cartello che indica 5 ore e 40 minuti alla destinazione. Ma prima la prossima tappa sarà il Passo della Manina.

Superato il passo cominciamo a scendere con buona pendenza lungo i prati. La traccia a volte è poco visibile ma sempre rintracciabile. E’ un tratto bellissimo, pieno di verde, di alberi e di fiori.



Facendo ampi tornanti continuiamo a scendere lungo il pendio.

Arrivati al torrente troviamo un cartello e andiamo a destra, oltrepassiamo il torrente (1610 mslm) e ci portiamo sul lato opposto della valle.


Qui ricominciamo ora a salire con dolce pendenza in direzione del Passo della Manina. A 1700 mslm, circa 1,6 km dopo il torrente, incontriamo la Baita del Crostaro.

Proseguendo sempre in leggera salita cominciamo a scorgere in fondo la Cappella della Manina vicino all’omonimo passo.

Dopo circa 3,5 km dal torrente, raggiungiamo il Passo della Manina (1798 mslm) e la Cappella della Manina poco oltre.


Dopo una piccola pausa alla chiesetta riprendiamo il cammino, scendendo sul lato opposto e arrivando a un crocevia (1797 mslm). Prendiamo il primo sentiero a destra, sentiero CAI 401, in direzione del Rifugio Mirtillo, che però non raggiungeremo.

Percorriamo 600 m su un tratto pianeggiante lungo il pendio del Monte Pizzol, poi il sentiero inizia a salire con buona pendenza facendo una serie di piccoli tornanti fino alla Sella dell’Asta (1968 mslm).

Qui il panorama cambia improvvisamente, con vasti prati, pochi alberi e rocce bianche calcaree. Vediamo sopra di noi gli impianti di risalita di Lizzola.


Proseguiamo in piano in questo nuovo panorama calcareo, attraversando il pendio del Monte Barbarossa. Sulla destra vediamo una montagna che ci ricorda un mammut. Nel silenzio di questo luogo ci sentiamo anche un po’ osservati!


Dopo un’ultima curva, il sentiero prende improvvisamente a salire con forte pendenza, verso il Pizzo di Petto. Costeggiamo un ghiaione tenendolo alla nostra destra e risaliamo il pendio a zig-zag.

Sembra che il sentiero non porti da nessuna parte, poi i segnali ci portano alla base di un canalino attrezzato che saliamo per scollinare oltrepassando tra le 2 cime del Pizzo di Petto e trovandoci sul lato opposto (2230 mslm).

Proseguiamo verso destra inizialmente in piano, poi ricominciamo a salire arrivando così al Passo di Fontanamora (2253 mslm).

Superato il passo continuiamo a seguire il sentiero CAI 401 andando verso sinistra e iniziando a percorrere un sentiero per lo più in cresta.

Il percorso con diversi saliscendi ci porta, dopo poco a meno di 2 km dal Passo di Fontanamora, sotto il Monte Ferrante a circa 2250 mslm.

Tagliamo traversalmente il pendio del Monte Ferrante lungo un sentiero sassoso prendendo nuovamente quota fino a 2315 mslm, poi cominciamo una lenta discesa superando anche il Monte Ferrantino. Il percorso poi scende con più decisione fino ad arrivare al punto più alto degli impianti di risalita di Colere e al Rifugio Chalet dell’Aquila (2150 mslm), al momento chiuso. Da qui, aguzzando un po’ la vista oltre la valle si vede anche la Diga del Gleno.


Superato il Rifugio, continuiamo la nostra discesa, sempre su sentiero sassoso, piuttosto scomodo dopo tutti i chilometri già percorsi. Le gambe cominciano a essere doloranti.

A 2078 mslm arriviamo al Passo Scagnello. Qui è presente un cartello. Vediamo le indicazioni dal Rifugio Olmo, ma anche le indicazioni verso Ardesio, la tappa di domani. C’è inoltre l’indicazione per la nostra destinazione, il Rifugio Albani, a 30 minuti.

Proseguiamo quindi la nostra discesa fino a scorgere poco più in basso il Rifugio Albani e dietro di lui, maestosa e imponente, la parete nord della Presolana.


Ancora pochi metri e siamo arrivati a destinazione!

Tappa precedente: Rifugio Coca – Rifugio Curò
Tappa successiva: Rifugio Albani – Ardesio

