Álftavatn – Emstrur
Informazioni utili:
Lunghezza percorso: 16,44 km
Dislivello positivo: 301 m
Altitudine minima: 468 m
Altitudine massima: 613 m
Tempo di percorrenza: 6 ore
Tipo di percorso: Escursionistico
Difficoltà percorso: Impegnativo
Punti esposti: no
Periodo consigliato: estate
Attrezzatura: lampada frontale, cibo, vestiario invernale e antipioggia, bastoncini
Video Relive 3D:
La seconda tappa del nostro trekking sul Laugavegur in Islanda parte dal Rifugio Álftavatn e arriva al Rifugio Emstrur.
Ci svegliamo nel Rifugio Álftavatn e dopo aver fatto colazione e raccolte le nostre cose proseguiamo il nostro trekking. Non piove e già è una gran cosa. Siamo riposati, asciutti e pronti. Partiamo! Dopo i primi passi c’è un torrente da attraversare e fortunatamente ci sono delle passerelle che agevolano il passaggio.

Superato questo passaggio ci incamminiamo nel prato e la strada inizia a salire sulla dorsale, un bel colore verde ci circonda e una montagna in lontananza attira la mia attenzione, è di un verde intenso a punta, bellissima!

Dopo 20 minuti di cammino arriviamo a un cartello che indica i chilometri che mancano al prossimo rifugio. Incontreremo altri cartelli durante il cammino e saranno molto utili per capire quanto manca.


Rispetto ai 24 km di ieri questi 13,5 km che leggo mi sembrano una passeggiata anche perché siamo in piano e i dislivelli sono minimi. Dopo 2 km arriviamo a Hvanngil, e un cartello ci ricorda che siamo nel Katla geopark. Il Katla è un enorme vulcano subglaciale islandese, la sua cima è infatti ricoperta interamente da un ghiacciaio, ed è ovviamente attivo e sempre pronto a risvegliarsi da un momento all’altro come tutti i vulcani islandesi.


Proseguendo ci avviciniamo a un torrente, e questa volta è da guadare. L’acqua è gelida e solo il pensiero che devo levarmi gli scarponi e le calze appena indossate mi fa cercare un punto per saltarlo ma non è possibile, quindi via tutto e attraversiamo il torrente.

Le bacchette sono fondamentali perché ci si può aiutare a mantenere l’equilibrio. Con la corrente forte e il fondale sassoso, il rischio di scivolare in acqua con vestiti e zaino è alto e sarebbe un disastro. Una volta attraversato indossiamo nuovamente le calze e gli scarponi e proseguiamo. Incontriamo un altro cartello, 10 km all’arrivo e 5 km già fatti. Sapere quanto manca è veramente comodo in questo territorio sconosciuto, puoi gestire le forze e il tempo in base alla distanza che ti manca da percorrere.

Il sentiero cambia ora volto e diventa lavico, stiamo camminando vicino al grande Katla, la sua ultima eruzione risale al 1918 e durò per circa 3 settimane. Camminando si vede bene quanta lava aveva eruttato. La distesa è immensa e il percorso è dritto come una freccia. Abbiamo calcolato di aver percorso poco più di 6 km in questa distesa lavica.

Qua e là ci sono dei graziosi cespugli in fiore che crescono tra la lava.



Il colori sono spariti, il panorama è diventato tutto nero e scuro ma le colline invece sono di un verde acceso. Continuo a guardarle, mi hanno davvero rapito. Bellissime!

Finalmente il percorso cambia e iniziamo a salire leggermente lungo il profilo di 2 colline, per poi ridiscendere. Durante la discesa incontriamo un altro torrente.

Il torrente è più importante del precedente e la sua portata di acqua è forte e scava nella lava un piccolo canyon. Guadarlo sembra impossibile ma per fortuna troviamo un comodo ponte da attraversare.


Un nuovo cartello ci indica che mancano solo 5,7 km all’arrivo.


Continuiamo a camminare. Il tempo nonostante le nuvole oggi è stato clemente e ci godiamo un panorama pazzesco. Costeggiamo un altra collina tutta verde, avere un ambiente lavico con queste colline verdi è veramente unico.


Vi abbiamo parlato prima del Katla, sappiamo che è qui vicino ma ancora non lo vediamo. Per il momento abbiamo visto panorami idilliaci ma il Katla ancora non si vede. Ormai siamo quasi arrivati ed è già primo pomeriggio. Le nuvole si aprono un pochino e quello che attendevo si fa vedere! Eccolo, il vulcano Katla. È ancora lontano ma si vede.


Dopo un tratto in piano vediamo i tetti del rifugio e sappiamo che alla fine di questa ultima discesa saremo arrivati a destinazione.



Prendiamo posto nel rifugio, è un po’ affollato. Lasciamo gli zaini e ci sediamo a mangiare. Parlando con il rifugista ci consiglia di andare a visitare il canyon. Secondo lui è un posto che non si può non vedere, quindi finito di mangiare rimettiamo gli scarponi e facciamo un interessante e suggestivo giro ad anello di 40 minuti per visitarlo. Il piccolo fiume che avevamo attraversato 5 km prima tramite il ponte e aveva creato quel piccolo canyon ora è cresciuto. Il canyon mi lascia a bocca aperta.






E’ bellissimo e i colori sono pazzeschi, si passa dal rosso al nero al verde acceso. Il canyon poi è veramente profondo, la natura è impressionante! Finito il giro torniamo verso il rifugio, ora ci aspetta un po’ di relax e finalmente una doccia calda prima di cenare e riposare.

Domani ci manca l’ultimo tratto di 13 km, poi il Laugavegur si completerà ma non il nostro viaggio, gireremo in macchina l’intera Islanda, vedremo cascate, geyser, iceberg, vulcani, ecc.. ma questo trekking ci rimarrà nel cuore per sempre. Posso dire che è veramente uno dei trekking più belli del mondo. Comunque abbiamo un altro giorno e sono curioso di vedere cosa ci aspetta. Qui il panorama cambia ogni 5 km e dietro ogni angolo c’è una nuova sorpresa. Ma ora si va a dormire.
Tappa precedente: Landmannalaugar – Álftavatn
Tappa successiva: Emstrur – Thorsmork

